Archeologia Subacquea: Il ritrovamento di San Nicoletto

Alcuni anni fa una scoperta dell’archeologia subacquea presso il Lido di Venezia, il signor Luigi Divari, scoprì un manufatto in legno abbandonato dal mare sulla spiaggia: uno strano oggetto, si capì subito, peraltro visibile solo con la bassa marea, che si rivelò essere un timone molto ben conservato. La sovraintendenza dei beni archeologici del veneto inviò un nucleo specializzato, il Nausicaa di Venezia che diede inizio alle operazioni di recupero:

il relitto era perlopiù integro, un vero tesoro di archeologia subacquea, attorno al quale l’equipe esperta di ricercatori eseguì un rilievo topografico, effettuò uno scavo e recuperò il reperto.

Si rivelò un timone lungo otto metri, di circa mille kilogrammi di peso, nelle condizioni in cui fu trovato, e cioè intriso fortemente. I tecnici liberarono il reperto dalla sabbia che lo appesantiva e lo agganciarono  a palloni di sollevamento , riuscendo a farlo galleggiare fino a raggiungere una motobarca.

La scoperta del signor Divari regala un nuovo tesoro finora sommerso a tutti gli appassionati di archeologia subacquea ha fatto sorgere spontanea la domanda riguardo alla nave cui apparteneva tale timone: le ricerche, fatte dallo stesso ritrovatore casuale, oltre che da altri studiosi locali, diedero luce su due possibilità diverse. Ma la datazione, in ogni caso, era non anteriore al 1800: si trattava di una nave militare inglese, forse, affondata nel dicembre del 1861 all’ingresso del porto di San Nicolò, oppure di un’altra nave, sempre inglese, affondata nello stesso anno ma all’interno del porto stesso. Comunque sia si trattava di un brigantino.

Dalle notizie storiche dell’anno 1861, in data 4 gennaio, si legge: “Nella foce del porto del Lido di Venezia, detta comunemente preti, frati, muneghe, trovasi sommerso lo scafo di un brigantino, alcune parti del quale ancora sporgono fuori dell’acqua colla bassa marea”.

Tutto questo diede il la su cui intraprendere un nuovo periodo di esplorazioni da parte degli archeologi subacquei del club archeologico san marco che si sono immersi nel punto segnalato da un pescatore professionista. Viene quindi scoperta un’opera viva di notevoli dimensioni con frammenti di lamina metallica di rivestimento, oltre al recupero di reperti consegnati alla sovraintendenza responsabile per territorio.

Si è ipotizzato che si trattasse del brigantino inglese di cui si è trovato il timone, avviando ricerche da parte della sovraintendenza dei beni archeologici del veneto, unitamente al club subacqueo san marco, e alla ditta sitmar sub di Marghera.

Tutto coordinato dall’archeologo subacqueo Marco D’Agostino.

Ma l’avventura del presunto brigantino inglese sono ancora lontane da una conclusione definitiva: si deve infatti ancora tracciare un profilo completo della nave che naufragò in quelle acque e perse il timone ritrovato fortuitamente alcuni anni fa:

ulteriori ricerche hanno portato a scoprire un relitto di circa 40 metri di lunghezza del quale gli scopritori avevano intravisto solo parte dell’opera viva: che sia il relitto cui apparteneva il timone? Sarebbe una novità dell’archeologia subacquea se questa ipotesi fosse confermata da ulteriori ritrovamenti: il Lido di Venezia ha già svelato reperti antichi, e spesso in chiave di giallo archeologico.

Michele F Venturini