Cos’è e cosa racconta un museo archeologico

Il museo archeologico è il luogo principe della conservazione di reperti e di testimonianze dell’origine, della storia e della tradizione di un popolo. Presenta di base le caratteristiche di tutti i musei, quindi il fatto di essere permanente, aperto ad pubblico di curiosi o di studiosi, ed operante nel campo della ricerca, nello studio e nella presentazione di testimonianze tangibili. In particolare il museo archeologico accoglierà materiali che provengono per lo più da scavi stratigrafici, si occuperà di catalogarli ed esporli, presentandone non solo testimonianza, ma proponendo anche una esposizione più o meno dettagliata di ciò che il reperto rappresenta o ci racconta della storia di una civiltà, specialmente di quelle più antiche e dandoci traccia di quelle ormai scomparse. Attraverso queste testimonianze una realtà museale incentrata sulla presentazione dei reperti archeologici va al di là della semplice funzione di memoria storica del passato, assumendo un ruolo di certificazione di una identità culturale delle proprie origini, che è alla radice della conoscenza e del pensiero moderno.

Ad animare il museo archeologico, il lavoro dell’archeologo, professione sempre più difficile al giorno d’oggi, e che molti travisano anche per colpa dello stereotipo che ne è stato dato da certa letteratura e cinematografia. In realtà il lavoro dell’archeologo è strettamente legato alla struttura del museo archeologico che si serve della sua competenza e professionalità non solo nel lavoro di scavo e reperimento delle testimonianze e dei materiali, ma anche, e soprattutto, nella fase di catalogazione dei reperti stessi attraverso la compilazione di schede documentali, che sono parte importante delle ricerche e degli studi. Il museo archeologico è una realtà importante soprattutto in un paese come il nostro, dove esiste una lunghissima storia e tradizione classica; detto ciò, anche questa realtà non è esente dalla necessità di ammodernarsi, alla luce dei nuovi modelli comunicativi, per poter raggiungere sempre di più le nuove generazioni. Il museo archeologico può però sfruttare a suo vantaggio le nuove tecnologie in diversi modi, sia dal punto di vista della ricerca che da quello dell’archiviazione ed esposizione, e cercare di conquistare pubblici sempre più eterogenei.

Monica Gasbarri

Cenni sulla Dinastia Ming

La dinastia Ming iniziò quando Zhu Yuanzhang salì al trono, nel lontano 1368, come da fonti documentate; fondò la dinastia Ming e nei suoi 31 anni di regno fece giustiziare ministri e dissidenti, per rafforzare il proprio regno autocratico feudale.

Innalzò il potere imperiale reprimendo le forze di opposizione.

Dopo la sua morte salì al trono il nipote di lui, tale imperatore Jianwen, che fu sconfitto nei brevi anni a venire da Zhu Li che divenne imperatore Chengzu.

IL 1421 è l’anno che vede Pechino capitale, il trasferimento del potere da parte della dinastia non collima con l’interesse da parte degli imperatori di amministrare gli affari di governo.

Il potere è dunque nelle mani di eunuchi corrotti che perseguitano i ministri onesti, mentre la corruzione cresce gradualmente ma in modo inarrestabile.

Verso la metà della dinastia Ming ci sono insurrezioni e rivolte popolari che vengono represse in modo deciso.

Questa epoca vanta il politico Zhang Juzheng che per mitigare le contraddizioni sociali allora esistenti in Cina, promuove una serie innovativa di riforme e ristruttura il sistema dei funzionari; inoltre sviluppa decisamente l’agricoltura e costruisce opere idrauliche, mentre unifica tutte le imposte e corvee, operazione che porta ad una riduzione delle tasse sulla popolazione.

Si sviluppa in questo periodo l’industri dell’agricoltura e quella tessile e della seta, oltre che della porcellana, come abbiamo visto per i vasi di epoca Ming.

Ha una svolta decisiva anche l’industria siderurgica per la lavorazione del ferro e del rame, oltre che l’industria cartaria e la cantieristica navale.
Durante questi anni l’artigianato, ovvero le porcellane e le sete hanno un forte sviluppo: compaiono per l’industri tessile decine di laboratori con operai qualificati; qui si notano i primi germogli di un certo capitalismo.

Il mercato offre molto prodotti atti allo scambio e alla nascita di centri commerciali in aree ricche e con buone condizioni dei trasporti, in città come Pechino, Nanjing e Suzhuo.

Nel tardo periodo Ming la casata imperiale aveva enormi proprietà terriere, e le imposte aumentavano in modo continuo, con contraddizioni sociali sempre più acute. Fu chiesto il contenimento di poteri speciali, da parte dei ministri e dei nobili, che si impegnarono nell’insegnamento della cultura e della politica.

Fu creato il partito della foresta orientale: fu presto perseguitato dai nobili di tutta la Cina e dagli eunuchi; in questo modo si incrementò l’instabilità sociale.
Nelle campagne le contraddizioni erano ben presenti: nell’anno 1627 si verificò una carestia nella provincia si Shaanzi e i funzionari si ostinarono a raccogliere comunque le imposte, provocando una rivolta popolare.

La dinastia Ming continuò ad impegnarsi nella costruzione della grande muraglia cinese, a baluardo di difesa contro le invasioni.
Centinaia di rivoltosi armati occuparono Pechino, portando al suicidio dell’imperatore Chongzhen.
E’ grazie alla dinastia Ming che la Cina è entrata nell’ ultimo periodo della società feudale; tale dinastia Ming esisteva nel periodo che intercorre tra l’anno 1368 e l’anno 1644: lo stile architettonico di questa epoca è stato ereditato dalla dinastia Song, con pochi cambiamenti, e le caratteristiche principali delle dimensioni e dell’importanza dell’aspetto dei monumenti sono rimaste immutate.

Michele Venturini