Note brevi sui vasi Ming

I vasi Ming, prodotti durante la Dinastia Ming (1368-1644), sono famosi in tutto il mondo. Chi li possiede li custodisce con estrema cura, chi invece non li possiede è disposto a pagare cifre ragguardevoli pur di acquistarli. I vasi Ming sono il simbolo di un passaggio di stile che segnò gli ultimi trent’anni del XIV secolo quando dagli oggetti complicati della dinastia precedente, quella dei Yuan, si passò a quelli più armoniosi e brillanti dei Ming. Sotto gli imperatori della dinastia Ming i ceramisti di Jingdezhen svilupparono nuove tecniche e materiali rendendo così le decorazioni, fino ad allora complicate, armoniose nelle forme. La maggior parte dei vasi presenta delle decorazioni in bianco e blu e mostrano una gradevolezza nelle forme e una sublime naturalezza. In questo modo la natura, il dragone (un’icona mitologica tipica della dinastia Ming) o le scene di vita vissuta sono diventate vere e proprie opere d’arte. Il vaso della dinastia dei Ming veniva creato tramite un particolare tipo di lavorazione della porcellana, un prodotto ceramico ottenuto dall’impasto di caolino, feldspato e quarzo cotti a temperature molto elevate. Per tutti gli amanti dell’arte cinese il Museo Archeologico virtuale di “Daphne Museum” propone un accoppiamento di vasi cinesi antichi e rarissimi, con una figura di drago tipica dell’arte Ming raffigurante due draghi in rilievo, coperto in una glassa blu, verde e gialla spessa. I vasi sono una collezione unica datata alla prima dinastia Ming, intorno al XIV secolo. Solo di recente l’artista Evan De Vilde ha chiuso un accordo con la Coca-Cola Spa per la realizzazione delle opere Ming: vasi Ming autentici e rari inseriti in bottiglie di cocacola come rappresentazione di arte contemporanea del concetto di Globalizzazione.

Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli è ospitato in un palazzo tardo cinquecentesco, realizzato su commissione di Don Pedro Giron, duca di Ossuna e viceré di Napoli dal 1582 al 1586.

Nel 1612 Don Pedro Fernando de Castro (viceré di Napoli dal 1610 al 1616) dette incarico all’architetto Giulio Cesare Fontana di riprogettarne gli spazi per ospitare la nuova sede dell’Università, trasformata poi, alla fine del XVIII secolo, stavolta dall’architetto Pompeo Schiantarelli in “Real Museo” e “Palazzo dei Vecchi Studi”.

Questo nuovo Museo ospitava le collezioni archeologiche provenienti da Ercolano, Pompei e Stabia, e comprendenti numerosi manufatti ed esempio di pittura e mosaico pompeiano. Ferdinando IV di Borbone vi trasferì anche la raccolta di Capodimonte (ex Farnese) e le raccolte della Villa Reale di Portici, del cardinale Stefano Borgia e di Carolina Murat.

Dieci anni dopo, con la seconda restaurazione borbonica, l’edificio fu denominato “Real Museo Borbonico” e accolse la collezione di Stefano Borgia da Velletri, comprendente numerose sculture greco-romane e antichità egiziane di grande interesse, cui si aggiunsero nel 1827 quelle della raccolta Picchianti.

Il Museo Archeologico era stato sede di istituzioni prestigiose, quali la Società Reale Borbonica e l’Accademia di Belle Arti. Con la fine della dominazione borbonica, il Museo vide cambiare la sua denominazione in “Nazionale” dai Garibaldini, ed inglobò le collezioni archeologiche, artistiche e bibliografiche dai re Carlo III, Ferdinando IV, Francesco I e Ferdinando II di Borbone.

Dal 1957, dopo che la Biblioteca fu trasferita nel Palazzo Reale in piazza Plebiscito e la Pinacoteca nel Palazzo di Capodimonte a Napoli, il Museo fu definitivamente destinato alle sole raccolte di antichità, diventando un vero e proprio museo archeologico di concezione contemporanea.

Tra le numerose collezioni in esso custodite, particolarmente significativa ci pare quella di archeologia egizia, che comprende numerosi amuleti e bozzetti votivi di divinità, interessanti anche i reperti delle età del rame, del bronzo e del ferro, provenienti principalmente da scavi in siti archeologici dell’Italia meridionale.

Grande spazio è dato anche all’epigrafia e alla numismatica, con una collezione di ben 200.000 esemplari di monete riferibili a tutti i periodi della storia antica. Il nucleo iniziale di monete e medaglie era costituito dalla collezione Farnese, composta da oltre 10.000 manufatti greci, 16.000 romani, e 15.000 medioevali. In seguito si aggiunsero circa 42.000 monete greche, romane e moderne della raccolta Santangelo, e altre 15.000 provenienti da Pompei, inoltre nella raccolta sono compresi oggi anche centinaia di punzoni e matrici.

Completano l’offerta di questo grande museo archeologico, collezioni di avori, vetri, armi, oggetti preziosi, piccoli bronzi e vasi in terracotta, che vi potranno far fare un vero salto indietro nel tempo, un viaggio appassionante consigliato a tutti gli studiosi e gli appassionati di storia, oltre che ai semplici curiosi.