nuovo catalogo d’arte PEOPLE LOST: Luigi Guarino

Nel luglio 2012 è stato pubblicato il catalogo, edito da DAPHNE MUSEUM, dell’ecclettico artista LUIGI GUARINO, che ci presenta i suoi lavori della serie di opere in pvc dal titolo PEOPLE LOST. I testi critici che accompagnano le rappresentazioni dell’artista  sono stati scritti da Anna Maria Cecchini e Rosalba Volpe, tradotti in lingua inglese da Crystal Godsey. Sfogliando il catalogo, si riesce ad avere uno sguardo d’insieme dell’opera di Guarino, che graffia con inchiostro nero lo sterile pvc bianco, con soggetti umani e oggetti inanimati che, insieme, hanno un unico scopo: quello di rappresentare la società post-moderna vista dall’artista napoletano.

 

Francesco Cecere, un’idea artistica dell’informale

Conosco l’artista Francesco Cecere da moltissimi anni e ancora oggi mi chiedo come ogni volta possa stare tutto in una tela di quadro.

La pittura quando è arte contemporanea, se lo è davvero per molti per lui è la vita stessa che lo ha generato dai suoi sogni non sempre felici  e che oggi trovano spazio e soprattutto ritrovano forza  attraverso le opere altrimenti sacrificate al silenzio degli occhi.

Cecere Francesco così come raccontano i suoi lavori è figlio di un’epoca strizzata nel presente come dentifricio in un tubetto ormai traboccante, la terra è un luogo comunque piccolo e quindi per questo non basta a contenere il grido di terrore e di bellezza che le sue opere sembrano cantare  a chi guardandole comincia ad ascoltare. Tutti gli elementi sono rappresentati come fossero già all’interno della tela che chiede solo di essere ripulita dalla patina grigia della normalità, sottende a qualcosa che chiede spazio e forza per nascere. Non a caso il rosso è una figura costante negli ultimi lavori, è carico di ricordi ma anche proteso verso  future nascite che siamo ansiosi di vedere con gli occhi ma soprattutto con spirito libero.

Opere come “Gioco di un cuore ferito” (2008) o “Ghiacciai di parole” (2009-2010) rispondono al bisogno che i sensi hanno di lasciare la loro impronta che non sia sacrificabile al vizio del tempo e alla smania della dimenticanza. Richiede coraggio o qualcosa che sia almeno follia ritenere “Orgasmo” un insieme di temi colori e sensazioni che esplodono dal di dentro stesso dell’ autore e che altrimenti sopperirebbero alla cruda latitanza di giorni imperfetti.

C’è credo un distacco dai primi lavori che a meno di non cadere in errore è solo un distacco di intenti giammai di fede nelle proprie convinzioni. Il “Cerchio della resistenza” e “L’aurora” catturano il genio (del male?)  che non sa ancora dove può finire lo spazio e la materia a lui concessa schiudendosi così a percorsi veramente infiniti sottomettendo i sensi  all’opera di un uomo che ha fatto della pittura il prolungamento stesso dell’animo inquieto.

 

VINCENZO PIROZZI