L’archeologia subacquea: Ritrovamenti di ancore antiche presso Caorle e presso Venezia

Ci sono notizie certe di archeologia subacquea che trattano di ritrovamenti di antiche ancore, in epoca contemporanea, durante la pratica della pesca a strascico, lungo i litorali di Venezia; questa pratica ha favorito il ritrovamento, negli ultimi anni, di molto materiale legato all’archeologia subacquea.

Sono stati rinvenuti materiali appartenenti a diverse epoche: da quelle dell’età romana, fino al medioevo e fino al periodo moderno. Sono stati ritrovati antichi ceppi di ancore romane, manufatti che non sono ancora stati studiati del tutto e che non hanno ancora ricevuto una degna accoglienza museale, ma sono stati raccolti da associazioni di volontariato e da sodalizi di subacquei.

Il contesto storico topografico nel quale inquadrare questi ritrovamenti, ha permesso di tracciare nuovi elementi sullo studio della navigazione romana lungo le coste nord adriatiche. Le zone del recupero sono quelle della località Malamocco, Cavallino, Jesolo e Caorle. Presso Malamocco è ancora attiva la ricerca di una antica struttura portuale, citata da Strabone sulla cui esistenza sussistono dubbi: il ritrovamento di una ancora in ferro di età romana, effettuato a nord est del moderno faro, potrebbero testimoniare un antico naufragio avvenuto durante la manovra di entrata nella bocca di porto.

Non lontano da questi siti sono stati ritrovati manufatti tipici dell‘archeologia subacquea da parte di pescatori, oltre ad una statuetta, delle basette in bronzo e l’ancora in ferro.

L’entrata nel porto presentava pericoli a causa della presenza di una secca documentata in tutta la cartografia di età anteriore alla costruzione delle dighe foranee: resti di naufragi medioevali costituiscono una ulteriore prova di questo fatto.

Di fronte al litorale del Cavallino sono stati recuperati sei ceppi d’ancora, grazie alla natura rocciosa del fondale; nello stesso punto ci fu un luogo d’ormeggio che risulta tutt’oggi nella cartografia nautica.

Dalla vicina Bocca del Lido partivano navi dirette alla zona nord lagunare.

Testimonianze di strutture romane sono state scoperte nel canale di san Felice in località Tre ponti, e a sud est di Torcello.

Di fronte ad Jesolo sono stati ritrovati ceppi di ancore: non lontano di qui si trovava il Portus Liquentiae, come testimoniato dallo scrittore dell’antichità Rosada. Un luogo ricco di interesse per l’archeologia subacquea è il fondale roccioso, che testimonierebbe che questo fu un antico luogo di sosta, e questo si deduca anche a causa del materiale rinvenuto: ceramica romana e due ceppi. La provenienza di questo materiale, oggi conservato a Caorle, è ancora da scoprire.

I reperti sono stati ritrovati dai pescatori nell’arco degli ultimi trenta anni, da quando cioè si effettua regolarmente la pesca a strascico.

Si pensa che il litorale di Caorle fosse un luogo di passaggio di navi di grandi dimensioni: questa ipotesi tipica dell’archeologia subacuqea è stata dettata dal ritrovamento di matariale di dimensioni considerevoli.

Una recente testimonianza che tali commerci sono realmente esistiti, ci è data dal fatto che c’è stato un ritrovamento a dodici miglia dalla costa di Caorle, di un relitto ancora integro carico di anfore degli inzi del primo secolo prima dell’anno zero.

Michele Venturini